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mercoledì 18 maggio 2016

Presa la banda delle spaccate nei negozi del lusso: "Erano dei fantasmi"

Arrestati ieri 6 dei 7 ladri itineranti cileni che da «fantasmi», irregolari e occupanti illegali di appartamenti Aler, da gennaio ad oggi hanno messo a segno 5 spaccate ai danni di esercizi commerciali milanesi per un bottino totale di oltre 100mila euro. Si tratta di tre cileni, un peruviano e due argentini (uno già detenuto) di età tra i 19 e 41 anni, mentre un altro cileno 19enne è tuttora ricercato. Il gruppo era capeggiato da Gonzalo Castillo, il maggiore, argentino, tutti ladri da una vita, letteralmente: rubano dall'etá di 5 anni e, dall'adolescenza, girano l'Europa cambiando Paese ogni volta che vengono identificati.
 



Come accaduto ieri grazie all'intervento degli agenti di Polizia a seguito delle indagini effettuate dall'ufficio prevenzione generale della Questura di Milano. I fermi per indiziato di delitto sono stati emessi dal procuratore David Monti. L'accusa è di associazione per delinquere, la base, dove tornavano dopo le spaccate, dove passavano il tempo e progettavano i futuri colpi da mettere a segno è un appartamento illegalmente occupato in via Pomposa 5, in zona Corvetto.
Grazie al lavoro di monitoraggio e controllo effettuato dagli uffici, negli scorsi mesi è emerso il carattere seriale di episodi di furto con spaccata ai danni di negozi e show room di Milano, obiettivo privilegiato della banda. Allertate, le forze di Polizia hanno potuto intensificare le indagini quando durante la spaccata del primo aprile presso lo showroom di Hugo Boss in via Morimondo, uno dei cileni ha perso il cellulare. L'attività degli inquirenti, con metodi definiti da loro stessi «classici», ha quindi permesso di risalire alla vettura usata per fuggire dalle spaccate e ad identificarne gli autori.
Il modus operandi emerso negli episodi al momento accertati, prevede lo sbarrare la strada e «isolare» l'accesso alla vetrina in modo da poterla poi sfondare. Mandato in frantumi il vetro le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano i membri della banda agire «come vere cavallette» afferrando con foga tutta la merce possibile per poi fuggire a bordo di una station wagon alla base, in Corvetto. Al momento dell'arresto sono stati trovati anche numerosi oggetti per lo scasso, fiamme ossidriche, catene chiodate e parte del bottino. A quanto al momento è stato possibile comprendere, la merce veniva rimessa sul mercato tramite singoli canali, la refurtiva dell'ultimo colpo, ai danni di un negozio di occhiali di via Paisiello, risalente al 15 maggio, è stata quasi tutta recuperata. Un'altra spaccata ripresa dalle telecamere é quella effettuata il 29 aprile in corso Genova ai danni di un noto negozio di abbigliamento, in un orario in cui non mancavano persone di passaggio: prima delle 23.
Come in tutti gli altri episodi, il gruppo ha depredato i locali in una ventina di secondi. Al momento sono in corso accertamenti sia sulle modalitá e i canali di rivendita della refurtiva, sia su eventuali altri episodi da imputare ai cileni oltre ai 5 giá certi. Tutti i fermati hanno chiarito a chi li ha interrogati di non aver nessuna intenzione di collaborare. Allenati a resistere senza scucire alcuna informazione anche se sottoposti alle dure modalitá della polizia del paese natale, hanno spiegato che non sarà certo in Italia o in altri paesi europei che inizieranno a rompere il silenzio. Ladri fantasma e itineranti da sempre, pagato il proprio debito con la giustizia italiana andranno in un altro paese europeo ricominciando a vivere di furti e spaccate, da irregolari. Nei mesi trascorsi a Milano, al momento non è chiaro quando vi sono arrivati, non hanno mai comprato né pagato nulla: vitto e alloggio, cellulari e armi, e anche le auto usate per le spaccate, è risultato tutto provento di furti, rapine e reati di tipo predatorio. Gli obiettivi preferiti sono i negozi e in generale esercizi commerciali: nella loro ottica si tratta di rubare beni «risarcibili» e non di privati, recando quindi meno danno ai singoli cittadini. Gli episodi al momento contestati sono il 22 gennaio presso la Tatras Srl, il 29 marzo presso il negozio Biffi, il primo aprile presso il negozio Hugo Boss, il 15 aprile al negozio Baby Motta, il 15 maggio al negozio Occhial House.

venerdì 19 febbraio 2016

Il figlio è morto e il cellulare resta spento: “Apple mi sta negando parte dei suoi ricordi”

Dama, un ragazzo originario dell'Etiopia, è scomparso lo scorso settembre; due anni dopo che gli avevano diagnosticato un osteosarcoma e dopo cicli di chemioterapia. Nel 2007 era stato adottato da una famiglia italiana e pensava di essersi lasciato alle spalle le esperienze più brutte della sua vita, di quando da orfano era costretto a vagare per la strada. Il destino lo ha fatto ammalare e morire giovanissimo.

Il papà, Leonardo Fabbretti, un architetto di Foligno, sta conducendo una piccola battaglia per avere accesso a parte dei suoi ricordi in quel cellulare di cui non ha il codice d'accesso.  L'uomo ha raccontato la sua storia a Repubblica: "Quando guardo quel telefonino spento penso a una porta chiusa, Apple mi sta negando una parte dei ricordi di mio figlio, le ultime foto che ha scattato, le ultime conversazioni con gli amici. E tutto perché non conosco i quattro numeri del codice di accesso... Dama a era con noi dal 2007, da quando lo avevamo adottato dall'Etiopia, era orfano e aveva vissuto un anno in strada... Qui nella cameretta ho il suo cellulare, un iPhone 6 e non posso accenderlo, lo trovo così ingiusto... Ho contattato il numero verde di Apple più volte. Sono stati gentili, hanno aperto la pratica, mi hanno fatto le condoglianze, ma mi hanno detto che serviva il codice di accesso per poterlo accendere... Lui mi aveva dato l'accesso al cellulare con l'impronta digitale... io pensavo potesse bastare quella. Invece una volta spento ho scoperto che bisogna comunque immettere quel maledetto codice. Dentro il suo cellulare ci sono le ultime fotografie che Dama ha scattato: per me sono preziose, sono i suoi ricordi. Non posso accettare che mi siano tolti".  L'uomo si è rivolto alle associazioni di consumatori e a degli ingegneri, ha cercato siti pirata ma è stato tutto inutile. Non molla comunque: "Continuerò la battaglia per recuperare i dati dell'iPhone di mio figlio, non mi arrenderò. Era anche minorenne, io ho il diritto di accedere a quel telefonino. C'è dentro un po' della vita di Dama e non voglio che mi sia sottratta così. Mi hanno detto che l'unica operazione possibile è resettare l'apparecchio, ma così perderei i dati, si cancellerebbero i contenuti. I vecchi telefonini avevano due codici legati alla Sim, il Pin e il Puk, dimenticando il primo si poteva accedere con il secondo".

venerdì 30 ottobre 2015

Pagamenti digitali: JPMorgan lancia la sfida a Apple e PayPal

JPMorgan sfida Apple e PayPal. E si appresta a lanciare, consapevole di essere la maggiore banca americana per asset, il proprio sistema di pagamenti sui dispositivi mobili. Un passo che arriverà a breve e per il quale JPMorgan gode già dell'appoggio di alcune delle maggiori catene, quali Walmart, Kmart e Best Buy.  

A partire dal prossimo luglio i 94 milioni di titolari di bancomat, carte di credito e prepagate di JPMorgan potranno pagare in più di 100.000 negozi negli Stati Uniti mostrando solo il loro cellulare, e potendosi permettere di dire addio alla carta di credito come oggetto fisico, e quindi anche al portafoglio. Il nuovo servizio di chiamerà Chase Pay e sarà disponibile con una app per i dispositivi Apple e Android, o tramite un'altra app chiamata 'CurrentC', che centralizza i programmi fedeltà e applica automaticamente sconti. E questo è considerato il punto di forza e il vantaggio di Chase Pay rispetto alle rivali. Le app per i pagamenti mobili non hanno finora «migliorato significativamente l'esperienza» per i consumatori rispetto alla semplice strisciata della carta di credito, afferma JPMorgan.  La discesa in campo della banca guidata da JPMorgan arriva a poche ore dalla gelata di Square, la societa' di pagamenti guidata dall'amministratore delegato di Twitter, Jack Dorsey. mentre il road show per l'initial public offering si appresta a decollare, Square scivola in rosso e archivia il trimestre con perdite per 53,9 milioni di dollari, la cifra maggiore dal quarto trimestre 2013. I ricavi sono saliti del 46% a 332,2 milioni di dollari, in rallentamento rispetto a una crescita del 50-52% nei trimestri precedenti. In attesa di presentarsi agli investitori per il road show di Square, Dorsey si occupa dei conti di Twitter. Le perdite nel terzo trimestre si riducono a 131,7 milioni di dollari, su ricavi in aumento del 58%.  Ma Twitter delude le attese degli analisti con le stime sul fatturato per il trimestre in corso. I ricavi sono attesi fra 695-700 milioni di dollari, contro i 739 milioni previsti dagli analisti. E il titolo Twitter affond ain Borsa dove arriva a perdere il 10,82%. Brinda invece Apple, che fa pieno di utili e ricavi con il boom della Cina. Rassicurando gli investitori sul rallentamento del Dragone, l'amministratore delegato Tim Cook mette in evidenza che Apple continuera' a investire pesantemente nel paese.  E rassicura anche sull'Apple Watych, la cui domanda e' superiore alle attese. Apple chiude il quarto trimestre dell'esercizio fiscale con un fatturato di 51,5 miliardi di dollari a fronte degli 8,5 miliardi di dollari del 2014. L'utile netto e' salito del 31% a 11,1 miliardi di dollari. «L'anno fiscale 2015 è stato per Apple l'anno di maggior successo di sempre, con fatturato in crescita del 28% fino a quasi 234 miliardi di dollari» aggiunge Cook.  Volano anche i conti di Alibaba, il colosso dell'ecommerce cinese. Spinti dal boom dello shopping online, i ricavi sono saliti del 32% a 3,49 miliardi di dollari, oltre le attese degli analisti che scommettevano su 3,34 miliardi. L'utile e' salito a 3,57 miliardi di dollari, spinto dalla rivalutazione di Alibaba Health. I risultati sopra le attese spingono i titoli di Alibaba, che arrivano a guadagnare il 9,9% a 83,90 dollari per azione.

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